Non prendeteci in giro

Per la terza volta, in tre anni, ritorna il Giro d’Italia a Napoli, competizione ciclistiche a tappe tra le più importanti al mondo, che sarà visto da 700 milioni di persone.

Sarà una grandissima occasione di marketing territoriale e promozione del territorio, un investimento in termini di visibilità che racconterà al mondo interno le bellezze della città, quelle della sua area metropolitana e soprattutto la possibilità di fruirne in una modalità diversa, appunto in bicicletta.

Il tema è esattamente questo, scegliere di promuovere la propria città attraverso un evento ciclistico presuppone che ci sia una visione e volontà di rafforzarne gli assets ciclabili e cicloturistici.

Senza scomodare esperienze lontane da noi o guardare alle solite best practices europee, basta fare un salto in Abruzzo. Un anno fa il Giro si aprì con una prova a cronometro proprio sulla ciclovia dei Trabocchi. Un’occasione di visibilità incredibile che ha fatto breccia nell’immaginario dei cicloturisti ed appassionati, valorizzando la propensione cicloturistica territoriale in modo duraturo.

Detta in metafora ciclistica è proprio come se si chiedesse al Giro di tirare la volata per i Comuni che si candidano ad ospitarlo. Tra l’altro i Comuni investono risorse dei propri bilanci non proprio secondarie, ad esempio Napoli attraverso la Città Metropolitana, in tre anni ha versato nelle casse del Giro oltre un milione di euro. E si badi bene non è l’investimento promozionale, né il suo quantum che si mette in discussione, il tema è l’incapacità di valorizzare questa promozione in chiave cicloturistica e per il ciclismo urbano.

Dal 2022 ad oggi, in città non è stato realizzato nessun incremento di km di ciclabili, né di nuove ztl, zone30 o aree pedonali. Nessuna politica di moderazione del traffico, né di incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico è stata messa in atto da quest’amministrazione.

Gli indicatori del tomtom global traffic index, ci dicono che aumenta il tempo trascorso nel traffico nell’ultimo anno, nonostante l’offerta del trasporto su ferro con la linea 1 sia migliorata. Ognuno di noi infatti è stato mediamente fermo per 70 ore nel traffico. Tutto questo si traduce in inefficienza del sistema di mobilità urbano, con aumento dell’inquinamento, aumento dei costi di trasporto ed aumento dei costi sanitari per patologie respiratorie.

Eppure, aumentano le persone che decidono di muoversi in bici o in monopattino a Napoli, facendo la cosa più razionale che si possa fare. Infatti, mentre da Palazzo San Giacomo, si taccia l’uso della bici come scelta ideologica (tra l’altro non ce ne sarebbe nessun male anche se fosse così), per molti è semplicemente una scelta di convenienza.

Convenienza anche economica, una bici è un’auto anti-povertà, i segni della transport poverty è facile vederli non solo nelle scelte di mobilità di molti migranti che vivono in città, ma anche in molti napoletani che non possono permettersi la spesa per un’auto – in media circa 4000 euro all’anno – per tenerla ferma sotto casa per il 90% del tempo.

Eppure, la recente dichiarazione europea sulla mobilità ciclistica definisce la “bici strumento per migliorare l’inclusività sociale che contribuisce a migliorare la salute fisica, mentale ed il benessere delle persone”, ma serve “la sicurezza prerequisito per incoraggiare le persone a ricorrere alla mobilità ciclistica”. Su questo tema, nulla è stato fatto nonostante l’incremento delle vittime della strada. La giovane Lisa, studentessa tedesca travolta letalmente mentre era in sella ad una bici del bike sharing, solo l’ultima in ordine temporale. Né il forte clamore mediatico, né i richiami della Prefettura di Napoli sono stati capaci di generare una reazione all’altezza della situazione da parte degli Assessori alla Sicurezza ed Infrastrutture del Comune di Napoli.

Ed allora non prendeteci in giro!

L’entusiasmo con cui è stato accolto tre anni fa il ritorno del Giro in città, si è trasformato in disillusione. Senza una visione, eventi di visibilità come il Giro sono solo occasioni sprecate. Servono infrastrutture di qualità e serve “incoraggiare le imprese, le organizzazioni e le istituzioni a promuovere la mobilità ciclistica” ribadisce la dichiarazione sulla ciclabilità europea.

La sciatteria istituzionale e l’inopportunità politica di utilizzare il lungomare Caracciolo come sede di un evento per celebrare i motori, in un luogo dove l’immaginario internazionale identifica quello spazio come luogo per la socialità, da vivere a piedi o attraversare in bici è d’altronde, la più fedele restituzione delle politiche antistoriche dell’amministrazione Manfredi sui temi della vivibilità urbana.

Passato il Giro ci ritroveremo con qualche decina di km di strade asfaltate in più, che considerati i 1200 km della rete viaria cittadina è veramente un’inezia. Tra l’altro, al netto della discutibile qualità realizzativa degli interventi, con un carico di 500.000 auto ed autobus turistici che ogni giorno entrano in città, il livello di usura è altissimo, per cui servirebbe almeno un Giro d’Italia ogni mese.

Lavorare ad un piano di riduzione dell’ingresso delle auto private in città, che sono la prima causa di traffico con ricadute negative in primis per il servizio pubblico su gomma è una priorità.

Domenica 12 maggio per il passaggio del Giro, il traffico sarà chiuso e ci ritroveremo in una città bellissima, senza inquinamento acustico ed atmosferico. Con una semplice ordinanza sindacale si può dare la possibilità di vedere la città in tutta la sua bellezza, ogni domenica. Servirebbe per restituire ai cittadini e turisti un territorio vivo ed accogliente, nel quale maturare la consapevolezza che la città è fatta per le persone.

 

Luca Simeone

Bicycle Mayor e Direttore del Napoli Bike Festival

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